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I tri da Cruci

I tri da Cruci è una festa tradizionale che coinvolge tutti i tropeani e che dura da secoli. Ogni anno viene festeggiata il 3 maggio, simboleggiando la Trinità in Via Umberto I. Per i tropeani, “u’ Burgu” antico, il culto della Croce risale al IV secolo, ispirato al ritrovamento dei resti della Croce di Cristo, entrato nella liturgia cristiana con il titolo “Inventione” a ricordo del suo ritrovamento.

Nel sobborgo della città c’era una chiesetta con tre porte e vi erano tre croci, da cui anche il nome della festa. Nel corso dell’Ottocento, questo culto, oltre ad avere un carattere religioso, ebbe un riferimento alla pirateria turca e saracena, che tenne sotto il loro dominio la costa calabrese seminando terrore e devastazione per diversi secoli, terrorizzando la popolazione.

Tropea, infatti, fu occupata per un lungo periodo dai turchi che devastarono i villaggi e le città. La battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571, alla quale parteciparono tre galee tropeane al comando di Gaspare Toraldo, riuscì a porre fine per sempre alla disumana attività della pirateria musulmana.

Quando le incursioni dei pirati e la paura delle genti divennero solo un brutto ricordo, i borghigiani, dopo aver superato il terribile periodo delle incursioni dei pirati turchi, inserirono nei festeggiamenti anche elementi pagani, come “u camiuzzu ‘i focu” (il cammello di fuoco), che ricordava quello vero utilizzato dagli arabi per riscuotere le tasse nelle terre occupate. La barca si incendiava e scoppiava per significare che le incursioni dei corsari erano finite per sempre. Il trionfo della Croce sulla musulmana Mezzaluna, e quindi del Cristianesimo sull’Islamico, veniva rappresentato dal volo della colomba di cartapesta.

La Madonna di Romania di Tropea

Maria SS. di Romania è venerata il 9 settembre con una solenne processione, alla quale partecipano con grande devozione tutte le autorità, il popolo di Tropea, le associazioni e le confraternite di tutta la diocesi. Il 27 marzo, invece, ricorre l’anniversario del terremoto dal quale, grazie alla Vergine, la città di Tropea riuscì a salvarsi. Il quadro della Madonna, di provenienza orientale e databile intorno al 787, è venerato da secoli e fu proclamato patrona della città di Tropea il 9 settembre 1877.

Secondo la tradizione, il quadro giunse via mare a bordo di una nave che, passando davanti alle mura della città, si arrestò e non riuscì più a ripartire. Il Vescovo della città sognò la Madonna che gli chiedeva di rimanere a Tropea e diventarne la Protettrice. Il sogno si ripeté per varie notti, e alla fine, il Vescovo, convocati gli alti funzionari e i cittadini, si recò al porto per prendere il quadro della Madonna. Non appena il quadro fu portato a terra, la nave ripartì. Ciò fu interpretato come volontà della Santa Vergine di essere venerata nella città di Tropea, e i tropeani, festanti e felici, accolsero l’immagine sacra con grande devozione.

La devozione di Tropea verso questa immagine è grandissima, e nel corso dei secoli sono stati attribuiti numerosi miracoli alla Madonna, tra cui la protezione da pestilenze, terremoti, carestie e altre calamità. La Madonna di Romania è stata anche protagonista di sogni di vescovi che hanno predetto eventi come terremoti, contribuendo a salvare la città.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, la presunta protezione della Madonna di Romania si manifestò quando sei bombe sganciate non scoppiano. Questo fatto fu interpretato come un miracolo, accrescendo l’aura di devozione per l’effige sacra. Oggi, due delle sei bombe inesplose sono conservate nel duomo di Tropea come testimonianza dello straordinario potere spirituale dell’antica patrona. La sera dell’otto settembre, l’annuncio dell’armistizio cambiò repentinamente la situazione, e la popolazione di Tropea si riversò nella Cattedrale per ringraziare la Madonna.

 

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Gruppo Folk Città di Tropea

Con balli tradizionali popolari, si fa un salto nel passato per rivivere le tradizioni e i costumi di un tempo a Tropea. Nel Festival Internazionale della Cultura, vengono coinvolte varie compagnie di ballo da tutto il mondo con l’unico obiettivo di incoraggiare la fraternità, il rispetto e un approccio verso nuove culture.

La Liberazione di Tropea 1615

Nel 1612, il viceré di Napoli, conte di Lemos, vendette Tropea e tutto il suo territorio al Principe Vincenzo Ruffo per 191.041 ducati. Tropea, dopo secoli di autonomia politica ed economica, diventava feudo della famiglia Ruffo. Nel contempo, fu inviato alla Corte di Spagna l’esperto giurista Luigi Lauro, per perorare la causa dell’inammissibilità dell’atto di vendita ad opera del viceré. Da quest’ultimo fu inviato un altro giurista, Ferdinando d’Aquino.

Il 13 novembre 1613, il Supremo Consiglio d’Italia emise la prima favorevole sentenza: l’atto era stato stipulato senza il consenso del re di Spagna. Per l’occasione fu consacrata la statua marmorea della Madonna della Libertà come ex voto, ancora oggi presente nella navata sinistra della Cattedrale. Dopo alcuni ricorsi del Ruffo, il 23 agosto 1615 si ebbe da Valladolid il Reale Rescritto; Filippo III dichiarò Tropea e il suo territorio invendibile. I motivi furono che, data la sua secolare fedeltà alla Corona di Spagna, Tropea doveva restare libera per la sua Antichità, Bellezza e Nobiltà.

Il 23 agosto 1615, Tropea è libera. Dopo una battaglia legale durata tre anni, la città torna a essere demaniale grazie all’annullamento dell’atto di vendita al principe Ruffo di Scilla. Da allora, avrebbe continuato a essere città regia, sempre fedele alla corona e svincolata da ogni giogo feudale.

La liberazione di Tropea 1615

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